Perché ci interessiamo delle fiabe e dei miti?

di Daniela Tortolani

Perché ci interessiamo delle fiabe e dei miti?

 

La rubrica “Fiabe e Miti” è stata immaginata per fornire, in ogni numero della rivista Orme, uno spazio dedicato all’interpretazione delle fiabe e dei miti.

Gli analisti, e in particolare quelli junghiani, sono interessati allo studio delle fiabe e dei miti partendo dal pensiero di Jung che scriveva (1927/31): “Miti e favole sono rappresentazioni dell’inconscio collettivo. Ogni analista deve conoscere il linguaggio dei simboli nei sogni, nel gioco, nell’arte e nelle narrazioni”.

Narrare è una necessità intrinseca nell’uomo che è spinto a comunicare tramite la parola. I greci utilizzavano tre termini per indicare la parola: logos la parola razionale e convincente; epos la parola come comunicazione e voce; mythos la parola che definisce l’accaduto. L’arte di creare storie e immagini da condividere tramite la narrazione viene chiamata mitopoiesi (mito = racconto favoloso e poiesi =fare); è il processo con cui si attribuisce a fatti reali un valore fantastico e il racconto diviene riferimento culturale e sociale trasformandosi in un elemento aggregante. Platone considerava questa capacità creativa propria dei poeti. Esistono varie forme di narrazione: la favola (fabula=dire, parlare) che è una narrazione breve dove sono protagonisti gli animali, le piante o le cose. Non viene ritenuta vera, si propone di educare e divertire e presenta un finale con morale; la fiaba (flaba=racconto) che è un racconto più lungo dove sono presenti come protagonisti esseri umani e personaggi fantastici, non viene ritenuta vera e il finale porta ad una risoluzione di una avventura; il mito è un racconto ritenuto vero, dove i personaggi si collocano al di sopra della società umana e il tempo è quello delle origini. La sua funzione è quella di spiegare e autenticare. La leggenda (legenda=cose che devono essere lette) è un racconto romanzato che riguarda un personaggio storico e raccoglie sia elementi favolistici che mitici.

 

Raccontare le fiabe e i miti ai bambini

Negli anni ci sono stati vari dibattiti fra pedagogisti e psicologi sull’opportunità di narrare le fiabe ai bambini; in realtà la narrazione, soprattutto se effettuata da figure affettivamente importanti come genitori, parenti, baby-sitter o insegnanti, è estremamente importante per permettere al bambino di accedere al mondo delle immagini e ai contenuti dell’inconscio collettivo. Il bambino s’identifica con tutti i personaggi, sia positivi che negativi e crea delle proprie immagini interne con cui può entrare in contatto grazie alla presenza rassicurante dell’adulto. L’esposizione, da solo, alle immagini video o audio, può essere troppo angosciante e non elaborabile per la mancanza di contenimento della figura adulta e soprattutto riduce la creazione spontanea, mediata dalla propria fantasia, di un proprio pantheon interiore, associato a quel racconto in favore d’immagini collettive massificate.

 

Elementi fiabeschi

I primi elementi fiabeschi risalgono, secondo W. Schmidt (1912), a 25.000 anni a. C. Il tema dei due fratelli rivali è stato ritrovato come racconto nei papiri di 3.000 anni a. C. e, sempre per citare Platone, egli riferiva: “I vecchi raccontavano ai bambini storie simboliche dette mithoi.” Apuleio nel II secolo d.C. inserisce la favola di Amore e Psiche nell’Asino d’oro (1973). Sin dal XVII secolo le fiabe venivano raccontate per adulti e bambini intorno al fuoco per trascorrere il tempo insieme e affrontare la notte e le paure. L’interesse scientifico per le fiabe si sviluppa dal XVIII secolo con le prime raccolte in ogni paese del mondo alla ricerca dei simboli delle antiche civiltà. Tramite le raccolte si notò la presenza di elementi ricorrenti in tutte le fiabe, racconti e miti che si potevano ritrovare nei sogni.

Freud nel 1897 scrive a Fliess mostrando il suo interesse per le storie di streghe e diavoli. Nel 1899 individua una connessione fra elementi presenti nei sogni e nelle fiabe che presentano un significato manifesto e uno latente. L’interpretazione è più legata all’inconscio personale dei suoi pazienti, egli vede le fiabe come ricordi di copertura o di appagamento di desideri e soggette a censura.

Per Jung i motivi mitologici sono elementi strutturanti della psiche (1940/41): “Miti e favole sono rappresentazioni dell’inconscio collettivo” e inoltre scrive “la mitologia come proiezione dell’inconscio collettivo” (1927/31). Nel 1935 aggiunge: “Il terapeuta deve conoscere miti, fiabe, archeologia, storia delle religioni per utilizzare l’amplificazione”, le differenze interpretative possono essere così esemplificate.

L’interpretazione freudiana collega ogni fiaba e mito a uno schema interpretativo in cui il simbolo è una analogia o una abbreviazione di una realtà conosciuta (semeiotica).

L’interpretazione junghiana consente alla fiaba e al mito di parlare autonomamente con l’amplificazione in cui il simbolo allude ad una realtà sconosciuta (simbolica).

Von Beit e M.L. Von Franz (1975,1986) raccolgono le fiabe e le varianti degli stessi temi durante le lezioni zurighesi e i libri d’interpretazione vengono tradotti in molte lingue: “le fiabe rappresentano l’inconscio nella forma più semplice…mentre nei miti i modelli fondamentali della psiche umana (sono) rivestiti da elementi culturali…Il sogno e la fiaba sono un tutt’uno non scindibile in contenuti manifesti non soggetto a censura”.

In Italia nel1963 Ernest Bernard fece tradurre per l’AIPA alcune interpretazioni della Von Franz. Nel 1976 Helen Herba Tissot, con Maria Teresa Ruffini, creò un gruppo dedicato alla simbolica delle fiabe che io stessa ho avuto la fortuna di frequentare. Lo studio dell’interpretazione di fiabe e miti è un utile strumento di apprendimento per i futuri analisti che si dovranno cimentare con il materiale simbolico dei propri pazienti nei sogni nelle fantasie e nelle sabbie. Dobbiamo tenere presente quali sono gli elementi da annotare nella lettura delle favole: la presenza dell’antifona (c’era una volta…), che ci permette l’ingresso nel mondo della fantasia in un tempo e luogo indeterminato con la presenza di personaggi reali con caratteri inverosimili e con ruoli contrapposti di cui dobbiamo verificare numero all’inizio e alla fine della storia; l’esposizione del problema che c’introdurrà alla peripezia, per poi concludersi con una lisi o una catastrofe, per poi terminare con una frase finale (e vissero felici e contenti…) che ci permette di uscire dal mondo della fantasie e delle immagini per tornare alla realtà.

Nelle fiabe e nei miti sono presenti dei temi ricorrenti: il personaggio principale maschio o femmina viene intrappolato da una strega o da un mago o dal diavolo, il vecchio re deve lasciare il regno e mette alla prova i figli oppure li ostacola per non abbandonare il potere, il terzo figlio o lo sciocco compiono le imprese, il principe o la principessa devono liberare l’amato, i bambini vengono abbandonati o rimangono orfani e si trovano spesso animali soccorrevoli che aiutano l’eroina o l’eroe.

Studiare l’interpretazione delle favole e dei miti ci fornisce un’utile palestra per comprendere i sogni e le immagini, create dai nostri pazienti, anche nella Sandplay Therapy e ci fornisce un campo di osservazione di come i contenuti archetipici sorgono spontaneamente e si ritrovino in ogni cultura.

 

Sunto

In questo numero introduttivo partiremo con le definizioni di: leggende, favole, fiabe, miti per approfondire come i temi fiabeschi risalgano a 25.000 anni a.C. indicando come è intrinseco nella storia umana la necessità di creare storie ed immagini. Si passerà ad illustrare come nasce l’interesse scientifico per le fiabe e successivamente per l’interpretazione. Lo studio dell’interpretazione di fiabe e miti è inoltre un utile strumento di apprendimento per i futuri analisti che si dovranno cimentare con il materiale simbolico dei propri pazienti. Si analizzeranno alcuni temi ricorrenti nelle fiabe dal punto di vista della psicologia sia femminile che maschile e si esporrà come la fiaba può essere interpretata.

 

Bibliografia

Raccolte

  • Fratelli Grimm, Jacob e Wilhelm (2015), Fiabe, Einaudi
  • Andersen H. C. (2017), Fiabe, Einaudi
  • Afanasjev A. N. (1974), Antiche fiabe russe, Einaudi
  • Basile G.B. (2002), Il cunto de li cunti, Einaudi
  • A.A.V.V. (2017), Le mille e una notte, 4 volumi, Einaudi
  • Apuleio L. (1973), L’Asino d’oro, Einaudi

Autori

  • A.A.V.V. (22/1980), Interpretare le fiabe, Rivista di Psicologia Analitica, Astrolabio
  • Bettelheim B. (1977), Il mondo incantato, Feltrinelli
  • Dickmann H. (2003), Fiabe e simboli, Magi
  • Dubosc F.O. (2003), Così parlò Sherazade. Trasgressione e conoscenza nelle Mille e una notte, Vivarium
  • Freud S. (2008), Lettere a Wilhelm Fliess (1887/1904), Boringhieri
  • Freud S. (1977), Interpretazione dei sogni, Opere III, Boringhieri,
  • Freud S. (1977), Introduzione alla psicoanalisi, Opere VIII, Boringhieri,
  • Jung, C.G. (1981), Fiaba de “Il principe Daniele l’ha ordinato” in “Psicologia della traslazione”, Opere XVI, Boringhieri
  • Jung, C.G. (1988), “Lo Spirito Mercurio” par. 7 in “Studi sull’alchimia”, Opere XIII, Boringhieri
  • Jung, C.G. (1980), “Fenomenologia dello spirito nelle fiabe” par. 28 in “Gli archetipi dell’inconscio collettivo” Opere IX, Boringhieri
  • Jung, C.G. (1976), La struttura della psiche, Opere VIII, Boringhieri,
  • Jung, C.G. (1981), Principi di psicoterapia pratica Opere XVI sez. I°, Boringhieri,
  • Jung, C.G., Kerenyi K. (2012), Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, Boringhieri
  • Kast V. (1992), Le fiabe di paura, Red
  • Kast V. (1999), Le fiabe che curano, Red
  • Kast V. (1993), Liti in famiglia, Red
  • Pinkola Estès C. (1993), Donne che corrono coi lupi. Il mito della donna selvaggia, Frassinelli
  • Vitolo, A. Psicologia analitica e fiabe, pag.3 del Giornale Storico di Psicologia Dinamica, Vol. 5, gennaio 1979
  • Von Beit, H. (1975), Symbolik des Märchens, Franchke Verlag (3 volumi)
  • Von Franz M.L. (1983), Il femminile nelle fiabe, Boringhieri
  • Von Franz M.L. (1985), L’asino d’oro, Boringhieri
  • Von Franz M.L. (1986), Le fiabe interpretate, Boringhieri
  • Von Franz M.L. (1987), L’individuazione nelle fiabe, Boringhieri
  • Von Franz M.L. (1989), L’eterno fanciullo l’archetipo del puer aeternus, Red
  • Von Franz M.L. (1990), Le fiabe del lieto fine, Red
  • Von Franz M.L. (1995), L’ombra e il male nelle fiabe, Boringhieri
  • Von Franz M.L. (1999), Il filo di paglia, il tizzone ed il fagiolo, Moretti e Vitali
  • Von Franz M.L. (2008), La gatta. Una fiaba sulla redenzione del femminile, Magi
  • Von Franz M.L. (2009), L’animus e l’anima nelle fiabe, Magi

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