Rubrica Voci dal mondo
di Paola Manzoni
I distacchi
C’è una correlazione significativa tra il tema del Femminile, che è stato oggetto dell’ultimo numero di Orme, e quello dei Distacchi. Ce lo esemplifica in modo espressivo il sogno di un paziente di 60 anni, che ha recentemente subito un’operazione per la rimozione di un tumore.
Si era nel salotto della madre, con la presenza delle sorelle e al posto d’onore, seduta su una sedia rossa, con fare sorridente, c’era l’analista. La questione della riunione riguardava il rapporto tra G., il sognatore e la fidanzata dei suoi vent’anni. C’era qualcosa che non andava nel loro rapporto.
La cosa curiosa su cui ci siamo interrogati, dopo la narrazione di questo sogno transferale, è come mai una vicenda molto importante per G., ma così distante nel tempo, tornasse fuori proprio ora; e in quel contesto. Nella storia di questo paziente il rapporto con quella ragazza, che durò un decennio, fu assolutamente formativo e il distacco fu lacerante, ma inevitabile, perché dopo dieci anni si trovarono a vivere orientamenti di vita radicalmente diversi: lei portata a convergere, lui a divergere. A trent’anni e passa dall’accadimento reale, la specificità del sogno sta nella presenza di un femminile riflessivo incluso nel “meeting”. Ma perché questa caratteristica così accentuatamente femminile del consesso intorno a G.? Credo perché la donna in generale, con l’esperienza del parto ha una competenza corporea a vivere il distacco tra due esseri viventi, che può simbolicamente transitare al sognatore, che paradossalmente ora ha la possibilità di assumere sia i panni della madre che vive la sofferenza del travaglio, che quelli del bambino con il suo nuovo vagito; in un momento delicato di salute e della sua esistenza.
L’interesse, personale e professionale per il tema dei Distacchi, ci ha portato questa volta in Giappone, a chiedere lumi al prof. Yasuhiro Suzuki, Psichiatra, PhD della Bukkyo Università, e Didatta ISST.
Lo scritto che invito a leggere, nella presentazione italiana o inglese che preferite, è succinto: lega profondamente la dimensione del distacco a quella dell’attaccamento. Ma dell’attaccamento non è la negazione, ossia non necessariamente comporta la perdita dell’oggetto del desiderio. È piuttosto una danza di alleggerimento, che mette in atto un’attitudine riflessiva – contemplativa, dunque non di azione – che di per sé ha un valore terapeutico.
Le esperienze di distacco nel corso della vita sono infinite: da persone, da affetti importanti purtroppo, ma anche da fasi di vita, dal corpo che talvolta tradisce con le defaillance che accompagnano l’invecchiamento; dalle cose, pensiamo ad esempio le case che abbiamo abitato e dalle quali ad un certo momento traslochiamo.
All’estremo delle condizioni di perdita, si può verificare la situazione che è accaduta durante il Covid-19 in cui molte persone sono morte senza adeguata sepoltura: in Italia l’immagine dei camion in uscita da Bergamo, carichi di salme, è rimasta impressa nei cuori. Al tema dei morti non adeguatamente visti, che lasciano ai viventi, nella prospettiva della reincarnazione, un tema di compiti lasciati irrisolti, è dedicato l’intervento di Yasuhiro Suzuki in “Le dimensioni junghiane del lutto, riti di sepoltura ed accesso alla terra dei Morti”, facilmente reperibile via Amazon; in cui egli attinge alla ricca tradizione e pratica buddista.
Sui distacchi
di Yasuhiro Suzuki, MD, PhD, JA (Zürich, 2008) CST-T, Prof. Bukkyo University
Al contrario del distacco, l’“attaccamento” (J. Bowlby) è il concetto chiave nella psicoterapia. Un attaccamento “sufficientemente buono” (tra il neonato e la madre o i genitori) è necessario, così come una maternità sufficientemente buona (D.W. Winnicott), la fiducia di base (E.H. Erikson) e l’interiorizzazione della madre assente per raggiungere la costanza dell’oggetto nella fase di riavvicinamento (M. Mahler). Vorrei parlare dell’attaccamento “eccessivo” dal punto di vista del buddismo: viene chiamato 執着-upādāna; aggrapparsi/afferrare/attaccamento. Secondo il sutra Paticca-samuppāda (縁起), l’attaccamento (執着 – upādāna) si sviluppa in questo modo: il desiderio d’amore (渇愛 – taņhā) si ripete e diventa abituale, portando all’attaccamento. Questo attaccamento assume una forma strutturata e diventa un complesso (有 – bhava). Dobbiamo iniziare a scrutare (Virāga) e osservare il complesso, la costellazione di scene, Archetipi e Inconscio Collettivo in cui l’attaccamento si struttura (Inoue 2022).
Riflettendo sul fatto che l’inconsapevolezza (無明 – avijjā/avidyā) ha plasmato le nostre azioni passate (業/行 – sañkhāra), vediamo che il nostro vivere quotidiano (生存/有 – bhava) è creato attraverso il desiderio d’amore (渇愛) e attraverso l’aggrapparsi, l’afferrare e l’attaccamento (執着). Possiamo allora iniziare a osservare (‘guardare’ – Virāga) questo desiderio e questo attaccamento svanire. Questa è la fase del ‘lasciar andare’, in cui la saggezza (智慧 – paññā) apre la strada a un nuovo spazio di premurosa consapevolezza (Inoue 2005, p. 141). In altre parole, in riferimento a quanto sopra, Jung (1939/1954, par. 797) descrive il processo come segue: “il problema non è tanto quello del ritiro dall’oggetto del desiderio, quanto di dar forma ad un’attitudine più distaccata di desiderio, qualunque sia il suo oggetto. Non possiamo obbligarci ad una compensazione inconscia attraverso il desiderio incontrollato. Dobbiamo semmai aspettare pazientemente per vedere cosa verrà fuori spontaneamente e accomodarci a qualunque forma esso prenda. Di conseguenza siamo costretti ad accettare un’attitudine contemplativa che in sé stessa, non raramente, ha una notevole forza di liberazione e di cura.”
Questo è il punto in cui il buddismo orientale e la psicologia junghiana sono integrati attraverso i concetti di distacco ed attaccamento. Mostrerò ora un esempio clinico di integrazione attaccamento/distacco. Un paziente è sulla collina circondata da un grande serpente e la donna in cima alla collina di mezzo, sul lato basso di fronte a lui, è la sua amata. Egli è in conflitto con lei. Ma scopre che le code del serpente sono staccate e così le riattacca. Il grande serpente, che era sotterrato, riappare, ma non ha più paura. Istinti forti come la vita e la morte, il veleno e la medicina vengono addolciti, domati e orientati in una direzione positiva; ora lui può affrontare la sua amata. Per di più la coda perduta del serpente è stata riattaccata. Ora sembra che lo protegga e lo accompagni. Riattaccando la coda, l’uomo è guarito e può guardare l’amata. Questo è il punto in cui distacco e attaccamento sono integrati, in senso clinico.
Bibliografia
- Inoue V. Anapanasati-Sutta, Tokyo Kousei Shuppansha, 2005
- InoueV. Privat letter, 2022
- Jung C.G. Commento psicologico al Libro tibetano dei morti. In Vol.11 Psicologia e Religione: Occidente e Oriente, Boringhieri, 1039/1054/1958
- Suzuki Y. Bardo, Noh plays and Zeitgeist in Japan: getting through the Covid-19 pandemic and Ukraine crisis in E. Brodersen ed., Junghian dimensions of the mourning process, burial rituals and access to the land of the dead: intimations of immortalità, London Routledge, 2023
- Suzuki, Y. Emotion and Constellation from the viewpoint of Buddism In E. Brodersen ed. Junghian and Interdisciplinary analyses of emotions: method and Imagery. London Routledge, 2025
Profilo di Yasuhiro Suzuki, Ph.D

Professore al Dipartimento di Psicologia Clinica, Facoltà di Educazione, della Università Bukkyo. Formazione in Medicina alla Università di Kyoto e in Psicologia clinica alla Università Bukkyo, dove ha ottenuto il Ph.D nel 2013. Yasuhiro ha ottenuto il diploma in Psicologia analitica a Zurigo nel 2008, dove conseguì la formazione di analista junghiano. Lavora come membro didatta dell’ISST e come psichiatra libero professionista. Autore e editore di numerose pubblicazioni, tra cui ricordiamo in particolare: Suzuki Y. Processo d’individuazione e pratica di Analisi junghiana, Tokio-TomiShobo, 2018. Suzuki Y. Le commedie Noh e lo Spirito del Tempo nell’attraversamento della Pandemia e della Crisi ucraina in: E. Brodersen, Junghian dimensions of the mourning process, burial rituals and access to the land of the death: Intimations of Immortality, London, Routledge, 2023
