Gruppo di ricerca sullo studio delle pietre nella SPT

Bassi Maria, Bitelli Giuliana, Bizzotto Monica, De Toma Michele, Lissoni Luisa, Valente Elvira

Struttura

  1. Storia del gruppo
  2. Organizzazione del lavoro
  3. Casi presentati
  4. Commenti ai casi
  5. Riflessioni generali sui dati dell’esperienza
  1. Ci siamo incontrati per la prima volta come gruppo di lavoro sulla materia “Pietra” alla fine di settembre 2021. Dopo le presentazioni, per chi non si conosceva, è stato importante definire una metodologia di lavoro e dare un tempo ai nostri incontri. Ci siamo visti per 4 volte (settembre, novembre ’21, gennaio e marzo ’22), ci vedremo ancora a maggio mentre per giugno abbiamo contattato il Dott. Garzonio che terrà un seminario sulla materia “ Pietra”.
  2. Il progetto consisteva in un incontro online ogni due mesi: ci saremmo visti per due ore, a turno avremmo presentato un caso con quadri di sabbia contenenti anche o solo la materia Pietra. Abbiamo deciso che, durante la presentazione del caso, si sarebbe condiviso un numero di sabbie minimo per comprendere lo sviluppo della situazione clinica, e, nei giorni precedenti l’incontro, chi avrebbe presentato il caso avrebbe fatto un mini racconto sullo stesso e avrebbe potuto mandare anche altre sabbie che ognuno avrebbe potuto guardare da solo. Questa modalità è andata migliorando nel corso del tempo anche grazie alla empatia del gruppo.
  3. Sono stati portati tre casi dove il materiale Pietra è stato usato dai pazienti in modo diverso ma in tutti e tre era presente un percorso trasformativo e un significato assolutamente unico: A. Un giovane uomo con sabbie tutte contenenti pietre, B. una giovane donna dal femminile traumatizzato, C. un ragazzo adolescente, ricchissimo di elementi simbolici.
  4. 3 casi durante i quali abbiamo fatto un lavoro insieme confrontandoci sulle sabbie contenenti principalmente Pietra ma anche altri materiali ”duri” tipo tessere di mosaico, vetro o altro. Il gruppo ha potuto ascoltare le immagini dall’interno che parlavano del percorso individuativo. Ognuno ha osservato il materiale e lo ha colto da prospettive diverse identificando aspetti particolari: il caleidoscopio che ne è risultato ha dato a ciascuno dei partecipanti una grande ricchezza, regalando al gruppo un’abbondanza e varietà di significati simbolici e riflessioni dalle molteplici sfumature.
    1. Il primo caso (giovane uomo), forse il più complicato, ci ha portato delle sabbie dove la Pietra era la protagonista assoluta di tutte le sabbie presentate. Questa pietra portava con sé un senso di oppressione che nel corso del tempo però andava diminuendo, man mano che venivano affrontati i problemi. Quasi una “pietra guardiana”, che segnava il passo ai cambiamenti lentissimi, che paradossalmente proteggeva il percorso, una pietra che denunciava un’area dissociata e intoccabile, pesante e dura. Si sentiva un blocco via via che la complessa situazione procedeva: le pietre riportavano a difese arcaiche per proteggere / custodire un tesoro o un antico trauma. Alcuni hanno percepito attraverso le pietre un tumulto emotivo espresso da tempeste di pietre catapultate e ammassate, altri una situazione emotiva già “pietrificata” che piano piano si è andato sciogliendosi nel percorso di individuazione.
    2. Nel secondo caso (giovane donna) qualcuno è stato colpito dalla presenza di Pietre fossili come contenenti una vita arcaica, usate dalla paziente per mostrare alla terapeuta qualcosa di indicibile e antico, che ora attraverso la pietra si manifesta e può essere guardato. Colpisce anche la trasformazione dell’enorme pietra fossile, un materiale duro, arcaico e impenetrabile, in qualcosa di più tenero, malleabile (legno) fino alla possibilità di incontrare un materiale più delicato e vivo, mentre la pietra spariva dalla sabbia. Infatti la donna è stata colta dal gruppo come gradualmente in crescita, come se le pietre portassero verso il recupero di un femminile. Infatti la paziente ha potuto, attraverso un percorso a spirale, arrivare al centro.
    3. In un altra situazione (ragazzo di 13 anni) qualcuno ha rilevato, se si può dire, il “ruolo” della materia nei quadri di sabbia, e cioè un ruolo di protezione necessaria a mettere un limite. In seguito questo limite si è trasformato svelando una piccola costruzione (casetta) grezza ma con un accenno di definibilità. È stato un percorso lunghissimo in mezzo a mostri e immagini terrifiche a volte di difficile comprensione ma la Pietra teneva insieme il percorso. Questo caso ha fatto riflettere molto sui diversi livelli della psiche, dove il primo livello era il livello base contenente le pietre che accoglievano divinità e altri aspetti. Togliendo fisicamente dalla sabbiera i vari strati delle costruzioni, gradualmente il gruppo ha constatato che si arrivava a toccare aspetti preziosi, fino a costruire la propria casa naturale di pietra, quindi solida, per il recupero della propria individualità e per poter toccare il proprio nucleo centrale. Il paziente tredicenne diventa architetto “artefice” del suo percorso: dispone le pietre dapprima come mura difensive, poi divisorie e in seguito come basi per la successiva costruzione di un “temenos”. Anche qui le pietre sembravano indicare un non detto che si è reso manifesto nella realizzazione -attraverso tessere di mosaico- di una mente che, come quella del terapeuta, può contenere i pensieri e dar loro uno spazio in cui risiedere.
  5. Come riflessione generale ci soffermiamo sulla versatilità dell’elemento Pietra che è stato molto evidente nei tre casi diversi, quindi non solo un elemento duro e impenetrabile o come segnale di elementi indigeriti, ma anche limite, custode, con grandi capacità trasformative. Abbiamo visto, nei diversi quadri di sand-play, che ogni pietra ha la sua specificità e ci parla attraverso il materiale, la provenienza, la storia e come il paziente la usa. Abbiamo incontrato una versatilità sulla pietra circa composizione, forma, preziosità e semplicità, richiamo di sensazioni legate al corpo e all’anima, movimento, luogo di provenienza, data di nascita: ci sono pietre granitiche, pietre levigate dall’acqua e dal vento che portano in sé una scrittura, ossia linee, numeri, disegni; abbiamo incontrato pietre stratificate, lavorate dalla natura o dall’uomo, tessere di mosaico che ci hanno raccontato di un azzurro che non è ancora possibile scoprire, ma solo appoggiare; pietre pregiate che hanno mostrato la preziosità dei contenuti inconsci. La materia e la sua disposizione hanno evocato sensazioni legate al corpo: fragilità, frammentazione, pesantezza, rigidità… pietre catapultate come elementi nella tempesta ci hanno indicato la “tempesta” emotiva, il tumulto interiore ad esempio ! del giovane uomo. Ogni pietra ha un suo luogo di 2 appartenenza: pietre che vengono dall’acqua, raccolte dal terapeuta sulla spiaggia del mare, del lago o sulla riva di un fiume; pietre laviche che appartengono al fuoco cosicché abbiamo potuto dire che la scelta da parte del terapeuta e del paziente non è mai casuale. Ci sono pietre fossili che contengono una vita arcaica, e possono essere usate per indicare al terapeuta qualcosa di indicibile e antico, ora guardabile finalmente attraverso la pietra; gli ammassi di pietre hanno indicato masse di contenuti non ancora pensabili che poco alla volta si sono sciolti man mano che il processo individuativo procedeva. Il gruppo ha sperimentato anche una versatilità sul modo di costruire la sabbia da parte del paziente e dell’uso che fa della pietra e della funzione che le attribuisce: le pietre possono essere mura difensive, bordi confinanti, strade, segnalazioni di pericolo, argini del mare, protezioni fortificate, scrigni del sacro. Variegati significati simbolici hanno percorso le sabbie osservate insieme: frammentazione, peso sparso ovunque, emozioni non digerite e pietrificate appunto, aree dissociative e delimitate, ma anche argine, guida e strada, fluidità, base sicura, aree circoscritte, celebrazione e segnalazione dei momenti di svolta. Abbiamo incontrato e accolto come pietre molti materiali differenti: sassi naturali di ogni tipo anche laviche e di quarzo o altri minerali preziosi, pietre artificiali, tessere di mosaico, creta, tutto ciò insomma che è stato usato dai pazienti come pietra.

Alcuni esempi di sabbie con pietre dei casi studiati insieme:

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L’AISPT, espressione italiana della International Society for Sandplay Therapy ISST, si occupa di formazione, ricerca, condivisione di esperienze e conoscenze sulla psicologia con il metodo del Gioco della Sabbia, all’interno di una rete internazionale che facilita lo studio, la discussione specialistica e lo scambio tra i terapeuti. La Sandplay Therapy fornisce un linguaggio simbolico anche a chi non ha parole per esprimere il proprio malessere, consentendo di rappresentare il mondo interno così come si è costellato.

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