Gruppo di studio e ricerca AISPT – “I casi difficili”

Gruppo di studio e ricerca AISPT

I casi difficili

7-8 aprile 2018 -Sala Convegno Chiesa di San Marco – Via Dogana 1, Firenze

Anche quest’anno il gruppo di studio ha contato la presenza di una decina di soci AISPT partecipanti, provenienti da tutta Italia

  • Ripamonti, Talamini – Milano;
  • Rocco, Cioffi – Roma;
  • Guarino – Firenze;
  • Quaglino – Torino;
  • Saletti – Varese;
  • Simonetta – Trapani.

L’organizzazione delle giornate si è così svolta: la giornata di sabato 7 aprile è stata interamente dedicata alla discussione di due casi (presentati dalle dottoresse Saletti e Rocco) e, a seguire, il gruppo si è ritrovato per una cena sociale e per assistere insieme allo spettacolo-concerto (concerto per voci recitanti, coro, solisti ed orchestra) dal titolo “Liturgia della riflessione”, svoltosi nella basilica della Santissima Annunziata. La mattinata di domenica 8 aprile i lavori sono proseguiti con la discussione su un terzo caso (presentato dalla dottoressa Quaglino).

Il lavoro presentato dalla dottoressa Saletti è il caso clinico di un uomo di circa cinquant’anni con diagnosi di disturbo schizoaffettivo, seguito anche a livello farmacologico per contenere il suo forte e pervasivo disturbo dell’umore. La dottoressa Saletti introduce il caso mostrando alcune interessanti immagini delle opere dell’artista Fabrizio Plessi, collegandole alle fasi del disturbo dell’umore. Viene condiviso il percorso del paziente sottolineando come il Sandplay sia stato indispensabile nell’aiutare e accompagnare il processo di trasformazione e rinnovamento delle parti psicotiche, nonché fondamentale contenitore della modalità archetipica di espressione della crisi, tipica dei pazienti di questo tipo (seguendo anche il pensiero di John Perry in “Le radici del rinnovamento nel mito e nella malattia mentale”). Attraverso la Sandplay Therapy il paziente ha potuto dare espressione a un tipo di sofferenza psichica disperante che sembrava insolubile ed il suo inconscio ha potuto trovare una iniziale mediazione simbolica tra gli stati scissi della mente, favorendo così l’accesso a un’esperienza di vita maggiormente autonoma.

Il caso presentato dalla dottoressa Rocco è invece di una bambina indiana di 12 anni adottata: la bambina viene portata in terapia perché si è esposta in maniera rischiosa sui social network, e questo ha allarmato terribilmente i genitori. Entrambi professionisti, raccontano di aver adottato questa bambina “arrivata fuori tempo massimo” (cioè quando ormai avevano rinunciato); della bambina riescono ad apprezzare le qualità (è intelligente e creativa), ma non riescono a contenerne le fragilità. Vengono presentate due sabbie, e descritto un episodio drammatico (la fuga da casa a piedi della bambina) che segnerà una svolta nella terapia e nella relazione tra analista e genitori. La Sandplay Therapy ha costituito un fondamentale mezzo espressivo per questa bambina, che, proprio grazie alla sabbia e alle immagini in essa create, ha potuto dar forma ed elaborare il “suo” mondo.

L’ultimo caso, presentato domenica mattina dalla dottoressa Quaglino, è di una bimba di 7 anni per cui i genitori chiedono aiuto dato l’alto livello di ansia da lei manifestato in più occasioni negli ultimi mesi. Sin dai primi colloqui sono evidenti una grande intelligenza, sensibilità e curiosità della bambina, insieme però a una modalità di relazione con il mondo fortemente adultizzata e intellettualizzata, e alla necessità quindi di recuperare una modalità più emotiva. Grazie alla sabbia la bambina ha potuto dar forma, attraverso il gesto e le miniature, a sentimenti ed emozioni che erano stati fino a quel momento vissuti ed espressi inconsapevolmente. Inoltre, nel corso della terapia, emergono importanti elementi transgenerazionali di cui la bambina risulta portatrice e che proprio grazie alla Sandplay Therapy possono essere “messi in scena” e, pian piano, elaborati. Lo “spazio libero e protetto” fornito dal Gioco della Sabbia, infatti, è stato ed è fondamentale per l’espressione e la concretizzazione, attraverso gli oggetti, di sentimenti e pensieri legati a contenuti altrimenti inavvicinabili e/o difficilmente esprimibili, permettendo inoltre una reintegrazione e un riavvicinamento tra i sentimenti e i “ricordi inconsapevoli”.

In conclusione, anche quest’anno questo incontro si è rivelato uno spazio importante
per la condivisione delle esperienze terapeutiche e delle riflessioni teoriche collegate; all’interno del gruppo il clima è stato ancora una volta collaborativo e partecipativo, e decisamente positivo sia sul piano umano di relazione e appartenenza alla realtà dell’AISPT, sia su quello professionale. Per tutti questi motivi, gli incontri proseguiranno negli anni a venire; il prossimo anno il gruppo si riunirà nuovamente nel mese di aprile, in data ancora da definirsi.


 

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L’AISPT, espressione italiana della International Society for Sandplay Therapy ISST, si occupa di formazione, ricerca, condivisione di esperienze e conoscenze sulla psicologia con il metodo del Gioco della Sabbia, all’interno di una rete internazionale che facilita lo studio, la discussione specialistica e lo scambio tra i terapeuti. La Sandplay Therapy fornisce un linguaggio simbolico anche a chi non ha parole per esprimere il proprio malessere, consentendo di rappresentare il mondo interno così come si è costellato.

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