Per Rosy

di Emilia Canato

Le immagini sono importanti nel nostro lavoro e allora per ricordare Rosy parto da questa:

Una foto di Venezia, quella che ho inviato a Rosy il 10 dicembre 2016, una immagine dalla nostra terra. A Venezia Rosy ha trascorso la giovinezza, e al Congresso ISST del 2013 avevamo iniziato a trovare un sentire condiviso nella sua organizzazione. La risposta di Rosy è in un SMS ancora presente nella memoria del mio cellulare: “Che bello! Che nostalgia. Grazie per il pensiero affettuoso”. Avevamo in mente di ritrovarci sul Delta del Po per un giro in bicicletta come avevamo fatto ad Ottawa nel tempo lasciato libero dal Congresso ISST del 2015. Questo sentimento di nostalgia mi accompagna oggi pensando a Rosy con le sue tante sfumature. Nostalgia, il dolore per la mancanza, ma anche tensione e spinta a trasformare le esperienze condivise e riportarle all’oggi. Un impegno a ripensare al presente con la consapevolezza di un radicamento di esperienze formative importanti da valorizzare, approfondire e completare. Così vorrei ricordare Rosy riportando il mio intervento dello scorso novembre con una proposta per continuare i suoi studi e il suo impegno e recuperare il potenziale creativo del sentimento di nostalgia.

Il 27 marzo del 2014, attraverso una mail rivolta ai soci AISPT, Rosy scriveva: “Cari colleghi, desidero proporre un approfondimento teorico e clinico riguardante i disturbi di personalità borderline ed il loro trattamento analitico con l’uso della Sandplay Therapy “.

Ho aderito al progetto con Paola Manzoni e successivamente con Maria Teresa Pasolini e, a partire dal 14 ottobre dello stesso anno, con cadenza trisettimanale, abbiamo iniziato ad incontrarci il sabato mattina nello studio di Rosy. Il tema era vasto e il primo problema da affrontare è stato quello di trovare un linguaggio comune e dei criteri condivisi per definire la personalità borderline attraverso casi clinici in trattamento, conclusi o interrotti. Ci siamo soffermate a considerare la letteratura sul tema, le definizioni diagnostiche delle classificazioni ICD 4 e 5. Quello che ci è sembrato in linea con il nostro pensiero del momento era quanto sostenuto da J. Paris nel libro Il disturbo borderline di personalità, nel quale scrive che i pazienti borderline presentano difficoltà al trattamento e sono i casi in cui più di frequente il terapeuta ricorre ad un collega per un consulto”. Importanti anche le considerazioni di Schwartz-Salant che differenzia i pazienti borderline da quelli con disturbo narcisistico per la maggiore presenza di meccanismi psicotici come l’idealizzazione difensiva, la scissione, il diniego e i comportamenti ossessivo-compulsivi volti all’agire o all’opposto all’inerzia. Gli spunti emergenti del nostro lavoro sono stati presentati agli incontri annuali di Firenze sui casi difficili come momento di confronto e di ricerca di nuovi spunti di riflessione per proseguire e riprogrammare il lavoro. Il progetto del gruppo può essere sintetizzato traducendo l’abstract che Rosy ha redatto in inglese per un possibile contributo da presentare ad un prossimo congresso. In esso si dice: “In anni recenti le richieste per trattamenti psicoterapeutici hanno coinvolto sempre meno casi di disordini dell’organizzazione nevrotica ma soprattutto disturbi di “border organization” e vari disturbi di personalità. Questi casi sono difficili da trattare dal momento che spesso raggiungono il punto limite, essendo pericolosamente in bilico sull’abisso della psicosi. La maggior parte delle volte, questi processi terapeutici non conducono verso un’evoluzione, ma verso un oscillamento tra regressione e una pericolosa deriva psicotica e non riescono a trovare via d’uscita o un ponte con cui progredire. Quindi sentiamo il bisogno di una discussione, scambio e riflessione riguardo all’uso della Sandplay Therapy in questi casi.

Questo confronto si svolge partendo da casi clinici differenti portati da diversi terapeuti per riflettere sui temi seguenti:

1. Diagnostica

a- Che cosa intendiamo per “border organization”?

b- Possiamo fare una diagnosi di border organization attraverso le prime Sabbie e rendere accessibile la complessità del disturbo attraverso l’immagine?

c- È possibile comparare il risultato diagnostico, risultante dalle prime sabbie, con il test di Rorschach?

d- Si può fare una comparazione simbolica?

e- Attraverso vari casi clinici si possono valutare somiglianze, differenze e fare considerazioni diagnostiche e di trattamento?

f- È possibile una prognosi?

2. Terapia

Analisi e riflessioni sull’evoluzione del processo terapeutico di casi diversi trattati con la Sandplay Therapy alla luce della lettura simbolica, in accordo con il modello epistemologico junghiano e kallfiano. L’uso di questi modelli può permetterci di determinare in quali casi è possibile trovare dei punti fermi nel paziente da cui possa evolvere un percorso trasformativo.

Analisi e riflessioni sulla relazione transferale.

C’è un punto fermo anche nel terapeuta che permetta a lei/lui di valutare quando la terapia diventa sufficientemente valida così da poter essere conclusa o sospesa?

Nel caso di pazienti border ha valore che la terapia possa avere un ruolo di transizione ed accompagnamento ad un riequilibrio a cui il paziente può accedere anche attraverso altre forme espressive e creative (letteratura, musica, altro …)?

Complessivamente ci si chiede se e in che modo la Sandplay Therapy sia utile nel trattamento di casi borderline e in particolare come migliorare la risonanza che le immagini possono avere per capire la complessità dei problemi dell’area border.

È stata presentata agli incontri di Firenze del 2015 e 2016 una riflessione sulla prima parte di questa ipotesi di lavoro, con un caso molto interessante di Rosy che metteva in evidenza la tematica dei limiti del terapeuta e del nostro lavoro in un esordio psicotico.

Con difficoltà emozionale abbiamo ripreso a febbraio 2017 gli incontri del gruppo: Rosy lo desiderava e quando era in ospedale voleva utilizzassimo il suo studio per non interrompere il percorso avviato. Il suo stimolo e contributo è stato fondamentale per la formazione e gli studi sulle neuroscienze e come Rosy desiderava il gruppo di supervisione e ricerca si è allargato.

Anche se oggi è più difficile procedere in sua assenza sui binari da lei tracciati, vorremmo che si aprissero sulle tematiche dei casi difficili e sui contenuti border trattati con la Sandplay Therapy nuovi approfondimenti e contributi. Speriamo che venga istituita una borsa di studio o un premio da parte della AISPT con il nome di Rosy per studi o contributi su queste tematiche.

Per concludere, un invito a tenere i “confini” aperti ed essere inclusivi al nuovo.

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L’AISPT, espressione italiana della International Society for Sandplay Therapy ISST, si occupa di formazione, ricerca, condivisione di esperienze e conoscenze sulla psicologia con il metodo del Gioco della Sabbia, all’interno di una rete internazionale che facilita lo studio, la discussione specialistica e lo scambio tra i terapeuti. La Sandplay Therapy fornisce un linguaggio simbolico anche a chi non ha parole per esprimere il proprio malessere, consentendo di rappresentare il mondo interno così come si è costellato.

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